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Energia dal caffé. In Svizzera si studia un metodo per estrarre metano dagli scarti di produzione di caffé solubile

Il processo utilizzabile anche per altri rifiuti organici

Nulla va buttato perché i rifiuti possono essere una preziosa fonte di materie prime ma anche di energia. Questo lo sanno bene in Svizzera dove si sono accorti che anche il processo di fabbricazione del caffé solubile genera una grande quantità di residui. E così alcuni ricercatori dell’Istituto Paul Scherrer con sede nel canton Argovia, hanno sviluppato un procedimento che consente di utilizzare questi resti per produrre metano e quindi energia. I fondi di caffè sono ben noti ai giardinieri amatoriali per il loro tenore di azoto che ne fa un ottimo concime. L’équipe guidata dal professor Frédéric Vogel responsabile del Gruppo per i processi catalitici al Paul Scherrer e specializzato in energie rinnovabili, ha provato un’altra forma di riciclaggio. Per queste prove Nestlé ha messo a disposizione ingenti quantitativi di residui umidi derivanti dalla produzione di caffè solubile. I resti sono poi stati riscaldati a una temperatura di circa 450° e sottoposti a una pressione di 300 bar. L’acqua in essi contenuta passa ad uno stato né liquido né gassoso e i sali possono essere facilmente separati. Passandoli in uno speciale catalizzatore si ottiene il metano. I risultati, secondo i ricercatori, sono promettenti e il metodo può essere utilizzato anche per altri tipi di scarti organici. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un motivo in più per incentivare la raccolta differenziata e per evitare qualsiasi spreco, anche quello dei rifiuti che diventano sempre più possibile e preziosa fonte di energie.

c.s. – Giovanni D’Agata

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